iNFO-GRECE

iNFO-GRECE


L'actualité de la Grèce et de Chypre
Lire cet article en français version française
Διαβάστε το άρθρο στα Ελληνικά ellinika

L'editore e il traduttore italiano di Ritsos, Kavafis, Seferis, Elitis...

Nicola Crocetti, una vita per la poesia

di Cassandra Toscani

Nicola Crocetti
Foto i-GR/CT

Tutta una vita dedicata alla poesia! Un'intera esistenza al servizio dei grandi poeti di tutto il mondo, dei premi Nobel, di quelli che hanno lasciato o lasceranno la loro impronta alla posterità. Da più di trent'anni, il giornalista, editore italiano e grecista di madrelingua greca, Nicola Crocetti li propone al pubblico italiano grazie alle sue notevoli traduzioni, alla sua incomparabile casa editrice, piccola, sì, ma senz'altro una delle più prestigiose d'Italia, la Crocetti Editore, e grazie a Poesia, la sua elegantissima rivista mensile internazionale più venduta d'Europa. In una bella giornata di sole ci ha accolti nella sua casa editrice a Milano e ci ha parlato a lungo della sua passione e della sua Grecia.

Nicola Crocetti nasce da madre greca a Patrasso nel 1940, i capricci della storia però lo portano sull'altra sponda dell'Adriatico. Nel febbraio del 1981 esordisce nell'editoria pubblicando in prima mondiale Erotica di Ghiannis Ritsos, di cui è sempre stato il fedele amico, l'appassionato traduttore e il fervente ammiratore. Nel gennaio del 1988 crea Poesia. E nel 2010 mette in cantiere la traduzione del famoso poema di 33333 versi, Odissea di Nikos Kazantzakis.

i-GR – Nicola Crocetti, Lei ha dedicato la vita alla poesia. Com'è nata questa passione?

Nicola Crocetti – Sin da bambino leggo poesie. Ne ho lette centinaia di migliaia. Però non ho mai scritto un verso. La vita dei poeti, inoltre, mi ha sempre affascinato. Spesso sono vite infelici, perché la poesia chiede tutto al poeta, gli succhia il sangue e non gli dà quasi nulla in cambio. Altrimenti come si spiega il fatto che tanti poeti si sono suicidati? Sono morti perché hanno capito che l'utopia della loro vita era una strada senza sbocco. Non è facile per un essere umano scegliere di dedicare la propria vita a un'attività da cui quasi certamente non avrà nessun riconoscimento, nessuna remunerazione. Sono talmente poche le soddisfazioni anche quando uno riesce a raggiungere una certa notorietà. Ho sempre saputo bene che con la poesia non si fanno soldi, che la poesia non interessa né i mass-media né le istituzioni. Perciò anch’io, al pari dei poeti, tutto quello che ho fatto l'ho fatto per amore, per affetto, per riconoscenza. L'ho fatto per la causa della poesia, per il debito che ho nei confronti del mio paese natale, della mia lingua madre, per la quale nutro un amore pari a quello che coltivo per la poesia. Sento il dovere di fare per questa lingua quello che essa ha fatto per me dandomi il piacere di poterla parlare, di poterla tradurre, di poter leggere la sua poesia. Per nient'altro. Se l'America mi ha insegnato ad essere pragmatico e professionale, a pensare in grande e ad agire, la Grecia mi ha educato all'arte e alla bellezza.

i-GR – Il nucleo originario della sua vita e del suo lavoro dunque è sempre la Grecia e la lingua greca.

N. C. – E la poesia greca che è una grande poesia. Soprattutto quella del Novecento: Kalvos, Palamàs, Kazantzakis, Sikelianòs, Seferis, Elitis, Ritsos, e molti altri, tutti concentrati in un secolo. È una delle poesie più importanti del Novecento mondiale. Dal secondo Novecento in poi la poesia che domina è quella di lingua inglese. E il più grande poeta vivente è, secondo me, Derek Walcott, che è nato nella piccola isola Santa Lucia dei Caraibi. Un altro poeta, che scrive poemi come non si scrivono più in Europa da secoli, è l’australiano Les Murray. Oggi nel Vecchio Continente non c'è nessuno che abbia il respiro, l'afflato per scrivere come Omero. L'ultimo grande che l'ha avuto è stato Nikos Kazantzakis, il quale ha scritto il seguito dell'Odissea in 33333 versi. Quindi la poesia europea, se si esclude il francese Bonnefoy che è un gigante, è un po' ripiegata su se stessa, è intimistica; oppure è una poesia civile, di protesta. Mentre invece la poesia greca ha una dimensione cosmica. Lo dico come uno che ha letto per passione centinaia di migliaia di poesie di tutto il mondo. L'unico altro poeta, dopo Kazantzakis, che nella sua poesia ha l'ambizione di inglobare l'universo intero è Ghiannis Ritsos.

Ritsos fotografato da Nicola Crocetti, a Samo
Ghiannis Ritsos fotografato da Nicola Crocetti, a Samo, negli anni Settanta. Questa bellissima foto ha fatto il giro del mondo per il centenario della nascita del grande poeta.

i-GR – Già. Ghiannis Ritsos. Lei è stato il primo a farlo conoscere in Italia. Correva l'anno 1968 e la Grecia era sotto il regime militare dei colonnelli.

N. C. – La notizia del colpo di Stato militare in Grecia, compiuto con l’appoggio degli Stati Uniti e senza nessuna seria ragione politica, indignò l’Europa e il mondo intero. Una dittatura in pieno ventesimo secolo nel paese che aveva fatto nascere la democrazia era una cosa assurda, inconcepibile. Ci fu un grande movimento in favore dei numerosi intellettuali che erano stati incarcerati per motivi ideologici. Appena saputa la notizia dell'arresto di Ritsos e della sua deportazione in un campo di concentramento nel 1967, io e i miei amici greci che vivevano in Italia decidemmo che bisognava fare qualcosa. Ma organizzare manifestazioni, come facevano in Francia, non aveva senso perché gli italiani non avevano mai sentito nominare questo poeta. Quindi bisognava prima tradurlo per farlo conoscere. Purtroppo non c'erano libri di Ritsos in commercio: in Grecia erano stati vietati. Nelle antologie greche che possedevo c'erano poche sue poesie, e l’idea era quella di pubblicare una sua antologia... A quell’epoca avevo un caro amico, Dimitris Makris, che faceva il regista cinematografico e girava tutta l’Europa. Nella Romania comunista di allora Dimitris scoprì che una comunità greca stampava i libri vietati in Grecia, tra cui quelli di Ritsos! Li comprò, anche se erano pieni di refusi tipografici, e li portò in Italia. Questo ci consentì di pubblicare, nel 1968, il primo libro di Ritsos in italiano presso la casa editrice Guanda.

i-GR – Quattro anni dopo questa pubblicazione nel 1972 una notizia battuta dalle telescriventi le cambierà la vita...

N. C. – In quel tempo, Ghiannis Ritsos era da due anni relegato a domicilio coatto a Samo dopo aver trascorso tre anni in campo di concentramento, dove si era ammalato. I medici gli avevano diagnosticato un cancro, ma la diagnosi per fortuna era sbagliata, anche se all'epoca nessuno lo sapeva. Gli esami erano stati fatti in un ospedale militare, e per evitare che il poeta morisse in carcere e si trasformasse in un eroe lo avevano confinato su quest'isola greca dell’Egeo orientale, dove la moglie esercitava la professione di medico. Ghiannis Ritsos era già famoso all'estero, soprattutto in Francia: Dominique Grandmont e Gérard Pierrat lo avevano tradotto presso Gallimard, che aveva pubblicato una decina di volumi nella collana Du monde entier. Un giorno qualcuno ci disse di aver sentito su Radio France Internationale una notizia terribile: Ritsos era morto o stava per morire! Era impossibile controllare la veridicità dell’informazione perché in Grecia c’era la censura e non c’era il collegamento telefonico diretto. Decidemmo allora che qualcuno doveva andare a Samo, e la scelta cadde su di me.

i-GR – Però Nicola Crocetti era persona non gradita al regime militare greco.

N. C. – Di più: ero ufficialmente ricercato per attività contro il regime. Il mio nome era sulla lista nera, e sapevo per certo che se avessi messo piede in Grecia mi avrebbero arrestato. Decisi di provarci lo stesso. Mi feci accreditare come giornalista al seguito della squadra nazionale di calcio italiana, che andava a giocare con la Grecia ad Atene, benché io non sappia nulla di sport e non sia mai entrato in uno stadio. All'aeroporto di Atene, al controllo dei passaporti c’era una lunga fila: un poliziotto controllava tutti i nominativi su un grosso libro nero. Quando fu il mio turno mi disse in tono perentorio: “Διαβατήριο παρακαλώ.” (Il suo passaporto, per favore). Rimasi sorpreso perché mi aveva parlato in greco. Non risposi, e lui, credendo che non avessi capito, ripeté in inglese: “Your passeport, please”. Non potevo più esitare. Gli consegnai il mio passaporto italiano, lo aprì e dopo averlo guardato mi chiese: “What’s your last name?” Per qualche secondo il tempo si era fermato. E così mi richiese: “What’s the last name?”. Non risposi subito. Visto che non era in grado di distinguere il mio nome dal cognome, pensai che se gli avessi risposto “Nicola” forse non mi avrebbe trovato nella lista dei ricercati. Mentre riflettevo su questo, lui perse la pazienza, e pensando che non capissi neppure l’inglese chiuse il passaporto e me lo diede con un gesto sgarbato mandandomi, in greco, a quel paese. Tirai un sospiro di sollievo. Ero libero. Ad Atene. Aspettavo quel momento da cinque anni. Presi un taxi e mi feci portare alla casa editrice Kedros, dove incontrai la sua fondatrice, la mitica Nanà Kallianesi.

i-GR – Una delle figure di rilievo dell’opposizione alla giunta militare.

N. C. – Sì, Nanà era una figura di una dirittura morale e di un coraggio esemplare, che con dignità si oppose alla barbarie di quel regime stupido e criminale. Poco dopo il colpo di Stato militare, Nanà Kallianesi mandò un messaggio agli intellettuali greci incarcerati o no, chiedendo loro un testo o una poesia. Così nel luglio del 1970 pubblicò il libro intitolato Δεκαοχτώ Κείμενα (Diciotto Testi) con scritti dei più famosi intellettuali greci oppositori alla giunta militare: Seferis, Anaghnostakis, Tsirkas, Valtinòs... Prima che la censura si accorgesse del contenuto del libro, la Kedros aveva venduto 5000 copie in Grecia. Dopo una settimana le autorità sequestrarono il libro, arrestarono Nanà e la incarcerarono senza processo. Fu liberata dopo alcuni mesi in seguito a un’amnistia. Un’altra persona se ne sarebbe stata tranquilla a casa sua. Ma non Nanà. Inviò di nuovo un messaggio agli scrittori, chiedendo un altro testo. E così pubblicò un secondo volume, Δεκαοχτώ Νέα Κείμενα (Diciotto Nuovi Testi), che stavolta però fu sequestrato dopo due giorni. Quando Nanà Kallianesi morì nel 1988, Ritsos scrisse: ”Un grande cuore ha taciuto”. Nel 1994, per i quarant'anni dalla fondazione di Kedros e per i vent’anni della fine della dittatura, la casa editrice ristampò quelle antologie, che avevano segnato culturalmente e politicamente quel periodo.

i-GR – Dunque siamo nel 1972, ad Atene, e Lei sta cercando di raggiungere Ritsos.

N. C. – Nanà sapeva di me grazie al libro di Ritsos che avevo tradotto e che era stato pubblicato in Italia, gliene avevo fatto avere una copia tramite mia sorella. Perciò quando arrivai alla casa editrice mi accolse con affetto. Mi spiegò che Ritsos era vivo e che si trovava a Samo, a casa della moglie, sorvegliato ventiquattro ore al giorno da una guardia fuori dalla casa. Nessuno poteva avvicinarlo senza correre il rischio di essere arrestato. Ma io ero deciso ad andarci a tutti i costi. Un aereo decollava per Samo alle cinque del pomeriggio. Nanà mi raccomandò: “Quando arrivi all'aeroporto di Pitagorion, che si trova nella parte opposta dell'isola rispetto a Karlòvasi, dove c’è la casa di Ritsos, prendi un taxi e di’ al tassista di portarti a casa della dottoressa Ritsos. Stai attento, perché i tassisti sono tutti spie della polizia. Ti farà un interrogatorio: Ma come? Vieni da Atene per andare a fare una visita medica a Samo? Allora tu devi dire che hai un problema di salute su cui la dottoressa Ritsos è specializzata”. Presi l’aereo, e arrivato a Pitagorion salii su un taxi. E infatti, il tassista, facendo finta di niente, mi disse: “Μα πως κι έτσι ήρθατε από Αθήνα να κάνετε μία εξέταση εδώ στη Σάμο.” Esattamente come aveva previsto Nanà. Avrà creduto alle mie risposte? Non ci avrà creduto? Comunque sia, mi lasciò davanti alla casa di Ritsos. Mi guardai intorno. Non c'era nessuna guardia. Suonai alla porta.

i-GR – E così sull’isola di Samo, il 2 marzo del 1972, in capo a quel viaggio rischioso c’è il primo incontro con il grande poeta...

N. C. – Dietro la porta socchiusa fece capolino Ritsos: Τι θέλετε;” “Θέλω τον κύριο Ρίτσο.” “Εγώ είμαι.” “Είμαι ο μεταφραστής σας από την Ιταλία.” “Ελάτε, ελάτε μέσα.” (“Desidera?” “Devo vedere il signor Ritsos.” “Sono io.” “Sono il suo traduttore dall'Italia. “Entri pure!”) Mi aprì. Guardò fuori cercando la guardia con lo sguardo e non vedendo nessuno disse: “Μα που είναι; Θα πήγε να κατουρήσει.” (“Ma dov’è? E' dovuto andare a pisciare.”) Nessuno mi vide entrare, e rimasi a casa di Ritsos venerdì sera, sabato e domenica. Lunedì mattina presi il primo volo per Atene. Dopo qualche ora ero a bordo dell'aereo della squadra dei calciatori italiani e dei giornalisti che decollava per Milano. Tutti parlavano della partita (aveva vinto la Grecia per 2 a 1), ma io ripensavo a quell’incontro con Ghiannis Ritsos e alle mille cose che ci eravamo detti. Quei due giorni erano bastati per diventare amici. E lo siamo rimasti fino alla sua morte, nel 1990.

i-GR – In tutti questi anni vi siete incontrati regolarmente.

N. C. – Dopo quel primo incontro, io partii per gli Stati Uniti, dove rimasi due anni. Durante il mio soggiorno ci scrivevamo regolarmente. Nel 1974 cadde il regime militare, e Ritsos, ormai libero, tornò ad Atene. Il suo appartamentino nel quartiere popolare di Liosion divenne ben presto la meta assidua di traduttori da ogni lingua, che gli sottoponevano i loro dubbi meta frastici, e di giovani poeti che chiedevano consigli. Tornato dagli Stati Uniti, io ero spesso suo ospite ad Atene e a Samo, e lui veniva spesso a Milano. Amava molto l’Italia. Insieme abbiamo percorso in lungo e in largo, più volte, la penisola. Quei viaggi erano per lui fonte inesauribile di ispirazione. Così nacque, per esempio, il Trittico italiano, titolo complessivo di tre raccolte di versi. Al suo fianco ho potuto assistere alla nascita di molte centinaia di poesie. Ritsos iniziava la giornata scrivendo quello che gli passava per la mente, parole, frasi scollegate, ma presto tutto si ordinava sulla carta in bellissimi versi. Il taccuino e la penna, il caffè e le sigarette –poteva fumarne sino a sessanta al giorno– gli erano essenziali, anzi vitali. Scriveva molto, a volte cinque, sei o più poesie al giorno. Me le leggeva ancora fresche d’inchiostro, e io le traducevo con il pensiero sereno di poter risolvere ogni mio dubbio grazie al suo aiuto. Gli leggevo le mie versioni in italiano, che poteva capire grazie alla sua ottima conoscenza della lingua francese. Era molto attento alle parole. Diceva che il poeta doveva utilizzarle come se fosse la prima volta. Ritsos mi ha insegnato l'arte della poesia e quella della traduzione. Ahimè, non ho fatto in tempo, come entrambi avremmo voluto, a tradurre integralmente la sua opera smisurata.

Crocetti e Ghiannis Ritsos
Nell’appartamento di Ghiannis Ritsos ad Atene negli anni Settanta.

i-GR – Cosa lo spingeva a scrivere tanto?

N. C. – Ritsos ha scritto centocinquanta raccolte, e altre cinquanta le ha distrutte. Centocinquanta pubblicate! Centinaia di migliaia di versi scritti. La sua opera non è solo intimistica o lirica, non è solo la poesia della grecità o del suo impegno politico. La sua opera è un tentativo di comprendere nella propria poesia l'universo intero. Non è che per forza bisogna scrivere molto. Però Euripide ha scritto novantadue tragedie, Sofocle ne ha scritte più di centoventi, Eschilo ne ha scritte settantatré. Siamo in grado di misurarne l'importanza dai pochi scritti giunti fino a noi: diciassette o diciannove per Euripide, sette per Sofocle altrettanto per Eschilo. Scrivere tanto può significare che la poesia, più esattamente l'arte della poesia, è una forma di artigianato né più né meno come tutte le altre forme di artigianato a cui gli uomini si dedicano. Più si pratica, e più bravi si diventa. Lo scopo finale è raggiungere la perfezione.

i-GR – Seferis e Elitis hanno ricevuto il premio Nobel, Ritsos no.

N. C. – È inutile ricordare che molti altri grandi poeti (Rilke, Lorca, Borges…) non lo hanno ricevuto. Non cambia nulla. Rimane uno dei più grandi poeti del Novecento. Alla fine degli anni ’80 incontrai Kimon Friar, il maggior grecista di lingua inglese, che ha tradotto tutti i più importanti poeti greci e non solo. Suo padre era americano e sua madre greca. Era venuto a casa di Ritsos per risolvere alcuni dubbi di traduzione. Mentre Ritsos andava a preparare il caffè, noi chiacchierammo. Friar aveva appena finito un’antologia di 350 pagine su Ritsos e ne stava preparando un'altra di 500 pagine. Allora io gli dissi: “350 più 500 fanno 850 pagine. Come mai tanto zelo per Ritsos?”. Mi rispose: “Quando ero un giovane studioso ero venuto dall'America in Grecia, e cominciai a tradurre vari poeti. Ad Atene frequentavo il quartiere di Kolonaki, dove si riunivano i più noti poeti del tempo, tra cui Elitis, Seferis, Katsimbalis, Gatsos... Sentivo spesso parlare di Ritsos. Chiedevo loro: “Ma chi è questo Ritsos?” Mi rispondevano: “È un insignificante poeta comunista. Adesso, proseguì Kimon Friar, ho capito che lui è il più grande di tutti, e io ho perso tutti questi anni senza conoscerlo perché avevo quel pregiudizio. Ora, nel tempo che mi rimane, devo ricuperare il tempo perduto...”. Quel pregiudizio politico, una vita di sofferenze passata in parte nei campi di concentramento per il semplice fatto di essere di sinistra, i suoi libri lungamente vietati possono forse spiegare perché Ritsos non ha avuto la notorietà che meritava. Ma l’importante è l'opera che ci ha lasciato. E la sua opera è un oceano sconfinato, di portata universale.

i-GR – Quindi cosa c'è di più naturale di pubblicare un libro di poesie di Ritsos, Erotica, per avviare la sua casa editrice nel febbraio del 1981. Come mai Lei ha abbracciato il mestiere di editore?

N. C. – Perché ho per la poesia, come ho già detto, un amore disinteressato. Perché sento il dovere di ricambiare la poesia non solo per quello che mi dà leggendola e godendone, ma anche quelli che la scrivano. Diventando editore ho voluto dare un piccolo risarcimento ai poeti, anche se spesso si tratta di un risarcimento postumo. Nel febbraio dell’81 pubblicai in prima mondiale Erotica di Ritsos. Era una raccolta delle sue poesie d'amore ancora inedite in Grecia. Non avevo una distribuzione, distribuivo i miei libri personalmente nelle librerie. Un giorno ricevetti una lettera da un medico: “Ho comprato questo suo libro, per favore me ne mandi altre dieci copie in contrassegno. E d'ora in poi ogni libro che Lei farà mi mandi una copia e io le manderò i soldi.” Cosa c’è di più bello che vedere il proprio amore ricambiato da uno che condivide la sua passione?

Copertura della traduzione italiana di Yannis Ritsos Erotica

i-GR – Questa passione si riflette anche sull'aspetto estetico dei suoi libri, che sono curati nei minimi dettagli. Cominciamo dal nome e dal logo, il famoso vaso greco stilizzato.

N. C. – Per il marchio, mi ispirai a una kylix, una coppa che si usava nella Grecia antica, nei simposi per le libagioni. Lo feci disegnare da un amico grafico, distendendo la forma e facendo inserire nella parete una scena rappresentando una giovane donna che suona la cetra, un'immagine che mi sembrava potesse simboleggiare bene la poesia. Per il nome mi consultai con un altro amico, Carlo Mainoldi, che all’epoca era direttore editoriale di Feltrinelli. Volevo dare un nome di fantasia alla mia casa editrice. Ma lui mi consigliò di chiamarla Crocetti: “Tutti quelli che hanno fondato una casa editrice in Italia e hanno dato il loro nome hanno avuto fortuna. Per esempio: Mondadori, Rizzoli, Einaudi, Garzanti, Feltrinelli, Bompiani, Laterza...”. Ho seguito il suo consiglio, che mi ha portato davvero fortuna.

i-GR – Il marchio concepito, il nome trovato, e ora la scelta della carta.

N. C. – Io sono sempre stato un grande frequentatore di librerie. Però stavolta le frequentavo con un altro scopo. Mi guardavo intorno e mi dicevo che dovevo essere pazzo per aggiungere la mia piccola goccia a quell’oceano di carta. Ma visto che la decisione l’avevo presa, cominciai a chiedermi come dovevano essere i miei libri. Inoltre avevo pochissimi mezzi economici. Andai da Giorgio Lucini, un amico tipografo, uno dei più grandi stampatori di Milano, anzi d'Italia, e gli chiesi di farmi qualche modellino, con diversi tipi di formato, carta e copertina. Volevo puntare sulla qualità, volevo che le copertine fossero sobrie ed eleganti. Ma soprattutto volevo la carta più bella che ci fosse. Sennò come si faceva a distinguere i miei libri da quelli degli altri?

i-GR – I suoi primi libri, infatti, avevano una carta di qualità eccezionale.

N. C. – Sì, avevano la carta più bella delle cartiere italiane, la carta acquarello delle cartiere Fedrigoni, che di solito si usa per i cataloghi d'arte, le partecipazioni di nozze o gli inviti lussuosi. Tanto avrei fatto solo due o tre libri all'anno con tirature di poche copie. Non ho mai avuto ambizioni commerciali: mi allineavo agli stessi prezzi degli altri editori, anche se mi costavano di più. Il risultato era incoraggiante perché la gente li comprava. Così piano piano mi sono creato un intero catalogo.

i-GR – Infine la scelta dei nomi delle collane: Lekythos, Aryballos, Alabastron...

N. C. – In Italia escono 60000 titoli l’anno, più di 160 libri al giorno. Gli editori sono 4000. Ognuno ha cinque, dieci, venti collane o più. Trovare nomi originali per una collana non era facile, perché tutta la simbologia legata alla lettura, alla memoria, alla stampa, tutto era già stato usato. Dove lo trovavo io un nome di collana originale? Così pensai alle figure e ai nomi dei vasi greci. Il lekythos è il vaso dove si conservavano le essenze profumate e gli unguenti. L’aryballos serviva per i profumi. Una collana si chiama Delos, l'isola di Apollo. Omicron propone libri a prezzo modico. La soluzione, ancora una volta, me la fornì la Grecia. I vasi sono così belli, hanno queste forme perfette... Poi è venuta Aristea...

Con Ghiannis Ritsos e i poeti Antonis Fostieris (in piedi) e Thanasis Niarchos a Milano
Con Ghiannis Ritsos e i poeti Antonis Fostieris (in piedi) e Thanasis Niarchos
a Milano negli anni Ottanta.

i-GR – Il che significa che la Crocetti Editore apre nel 1998 alla narrativa.

N. C. – Esattamente. Alla fine degli anni ’90 (la mia casa editrice aveva quasi vent’anni), ero ad Atene con alcuni amici poeti e scrittori. Si parlava della traduzione dei libri di poesia. Uno di loro disse: “Εντάξει ρε Crocetti, αλλά εμάς τους φουκαριάρηδες τους συγγραφείς κανείς δεν μας υπολογίζει, κανείς δεν μας μεταφράζει.” (Va bene la poesia, Crocetti, ma noi autori di prosa come facciamo? Nessuno ci considera, nessuno ci traduce.) E io risposi: “Το μυθιστόρημα είναι μεγάλος μπελάς (Il romanzo non è una passeggiata.) Tradurre, fare l'editing, controllare la traduzione, occuparsi dei diritti, della stampa, ecc. è fattibile per i libri di poesia che hanno 100 o 150 pagine. Ma i romanzi, lunghi 300-400 pagine, non li posso pubblicare.” “Τουλάχιστον πρότεινέ μας σε κάποιον άλλο.” “Εντάξει, αυτό μπορώ να το κάνω.” (“Almeno proponici a un altro editore...” “Questo sì, lo posso fare.”)

i-GR – Quindi tornato a Milano Lei si mette a cercare un editore per i romanzi greci.

N. C. – Mi ricordai di un vecchio amico con cui avevo lavorato alla Guanda, una casa editrice specializzata in poesia, dove, per molti anni, correggevo le bozze, rivedevo le traduzioni. Gratis. Per farmi le ossa. Quando io avevo fondato la mia casa editrice, lui era andato a lavorare alla Mondadori, e col tempo divenne il responsabile della bestselleristica. Gli telefonai: “In Grecia c'è una narrativa molto interessante, di grande qualità, che può anche vendere in Italia. Per esempio Alki Zei, che ha venduto 140000 copie, il che equivale a un milione in Italia. Ce ne sono altri come Nikos Themelis, Pavlos Matesis, Zyranna Zateli, Maro Duka. Un altro esempio strepitoso: Ματωμένα χώματα di Didò Sotiriou che ha venduto 350000 copie. Il più grande fenomeno editoriale della storia della Grecia! Questo romanzo di cui il titolo significa “Terre insanguinate” è stato scritto nel 1962 e tradotto in più di dieci lingue, tra cui anche il turco, e aveva venduto 500000 copie nel mondo. Ha avuto moltissimo successo in inglese, col titolo Farewell Anatolia, e in francese, Terres de sang. È un best-seller collaudato. Un grosso editore come Mondadori potrebbe venderlo molto bene.” “Che bella idea mi hai dato”, esclamò il mio amico. Aggiunsi che io avrei potuto curare le traduzioni, consigliare i titoli più sicuri, quelli che avevano venduto molto. Lui era entusiasta: “La settimana prossima c'è una riunione e proporrò la tua idea.” Una settimana dopo mi telefonò: “Nicola, mi dispiace. Ho proposto la tua idea.” Mi hanno risposto: “Narrativa greca? Ma sei matto? Lascia perdere!” Allora mi dissi: “Ρε γαμώ το”, battendo la mano sul tavolo..., Cazzo! La farò io”.

romanzi greco in italiano
Centotrenta libri greci tradotti in italiano.

i-GR – Una nuova sfida...

N. C. – Diciamo piuttosto una scommessa. Fin ora ho pubblicato 300 libri, di cui 130 greci, e di questi più di 30 sono di poesia. Come ogni editore, ho pubblicato qualche capolavoro, dei buoni libri e anche dei libri francamente brutti. Ma anche questi fanno parte della cultura di un paese, che si può paragonare a un mosaico composto di tessere di ogni colore: bianche, nere, azzurre, blu, rosse, e oro. Queste ultime sono rare. I romanzi eccezionali sono pochissimi. Ci sono libri molto belli, ma che interessano solo a un pubblico greco. Io cominciai con due editori greci amici, tra i più importanti, Kedros e Kastaniotis, che avevano un ottimo catalogo. Ci sono molti romanzi che avrei tanto voluto tradurre e pubblicare. Ma le scelte a volte sono limitate dal fatto che alcuni autori chiedono diritti troppo alti, che un piccolo editore non si può permettere di pagare. Per esempio c’era un romanzo di cui mi ero proprio innamorato Το εργοστάσιο των μολυβιών (La fabbrica delle matite) di Soti Triantafillou. Ma lei voleva pubblicare con un grande editore. Sono passati dieci anni, e sta ancora aspettando di trovarlo...

Copertine di Poesia
Una delle caratteristiche di “Poesia” è di mostrare il volto dei poeti.

i-GR – Anche dopo aver aperto alla prosa, la Crocetti Editore rimane la casa editrice della poesia. Nell’88 esce appunto il mensile internazionale Poesia, distribuito... in edicola.

N. C. – Volevo portare la poesia dove non era mai giunta. Così decisi di creare un mensile internazionale di cultura poetica, Poesia. Il primo numero uscì nel gennaio dell'88... in edicola. Perché in edicola? Perché le edicole in Italia sono quasi 40000. Qualunque paesino di 1500 abitanti ha la chiesa, la piazza, l'edicola, e lì arriva Poesia. Le riviste letterarie sono tradizionalmente distribuite solo nelle librerie, che però sono un migliaio in tutta Italia, anche se statisticamente sono quattro volte di più (ma la stragrande maggioranza sono delle cartolibrerie). E la maggior parte si trova nelle grandi città. Ci sono città di 20-30000 abitanti che non hanno una libreria! Come fa la gente a comprare i libri? Ecco perché io ho portato la mia rivista in edicola.

i-GR – Però mandare una rivista di poesia in edicola non dev’essere stato facile.

N. C. – Ho chiamato molti distributori. Ho dovuto superare scetticismi e sarcasmi. “Una rivista di poesia in edicola? Lei è matto? Lei viene da Marte? Lasci perdere!” Ma riuscii a convincere uno dei maggiori distributori, che accettò di rischiare. I risultati sorpresero anche lui, perché il primo numero vendette più di 20000 copie.

i-GR – Questo pregiudizio secondo cui alla gente non interessa la poesia è però contraddetto dalla rete delle reti...

N. C. – Infatti, proviamo ad andare su Internet, specchio del mondo. Se digitiamo la parola “poetry” appaiono più di 75 milioni di pagine su Google e più di 500 milioni su yahoo! E questo sarebbe disinteresse per la poesia a livello planetario? O non è invece un fenomeno di massa tra i più rilevanti? Se ora digitiamo su yahoo! la parola “poesia” escono più di 160 milioni di pagine, e in prima posizione appare proprio Poesia. Se facciamo un confronto su Yahoo!, vediamo che le pagine di poesia sono un quinto delle pagine di sesso. Non è fenomenale? E le cifre riguardano soltanto le persone che hanno un computer e hanno accesso a Internet, che non sono certo il 100% della popolazione mondiale. La parola Poesia è magica. Una delle parole più magiche al mondo...

Il primo numero di Poesia
La copertina del primo numero
di “Poesia”.

i-GR – E quando Lei la manda per la prima volta in televisione tramite uno spot la sua iniziativa si trasforma in un’altra sua mossa vincente.

N. C. – Uno spot televisivo su una rivista di poesia non era mai stato fatto né in Italia né nel mondo. Lo feci io vent'anni fa. Uno spot di sette secondi, che andò in onda sessanta volte tra le 23.30 e le 2.00 di notte sulle reti Fininvest. In realtà erano due spot, uno con un attore, e uno con un’attrice, che tenevano in mano la rivista e dicevano: “Forse manca qualcosa alla nostra vita. Poesia, tutti i mesi in edicola”. In seguito a questa pubblicità, raggiungemmo una tiratura di 50000 copie!

i-GR – Anche quando un poeta va in televisione, le vendite aumentano...

N. C. – Il numero di Poesia con Alda Merini in copertina ha venduto 2000 copie in più. Io non ho fatto nessuna pubblicità. Ma Alda Merini era una poetessa molto conosciuta e molto amata. Vendeva decine di migliaia di copie dei suoi libri. Era un personaggio straordinario, un po' fuori di testa, simpatica, ma soprattutto brava. E andava in televisione...

i-GR – Una dimostrazione lampante che la poesia può vendere. Allora perché si dice che i libri di poesia non vendono?

N. C. – Non vendono perché dei libri di poesia non parla quasi nessuno sui giornali; se ne parla un poco di più alla radio, mai in televisione. È vero che c'è Internet, ma Internet non ha lo stesso impatto della televisione, non promuove, fa vedere quello che esiste. I libri di poesia non vendono perché gli editori che pubblicano poesia non gli fanno pubblicità, perché, dicono, non vendono. Se non fanno la pubblicità ai libri di poesia, come fanno a vendere? È il serpente che si morde la coda. Inoltre i libri di poesia sono distribuiti poco e male nelle librerie, quando esse ne hanno una copia la nascondono in un angolo. Alcuni grandi editori, come Mondadori o Einaudi, pubblicano pochi titoli di poesia l’anno, con tirature di 2000 copie, le mandano in libreria, e la cosa finisce lì. Non fanno la promozione come a tutti gli altri libri. Si mettono a posto la coscienza limitandosi a stampare il libro! E poi dicono: “La poesia è il nostro fiore all'occhiello.” Ma per la poesia non basta. Se un grande editore facesse uno spot in televisione su un libro di poesia, come ho fatto io per la rivista, ne venderebbe almeno 100000 copie. Infine, i critici non parlano mai di poesia. E quando ne parlano, spesso lo fanno a sproposito. D’altra parte, perché un critico dovrebbe leggersi i 3000 libri di poesia che escono ogni anno in Italia se i giornali non sono interessati a critiche di poesia, sempre in base a quel famigerato pregiudizio? Quindi niente distribuzione, niente pubblicità, niente informazione, niente critica. Come si fa allora a vendere la poesia? Come fa la gente a sapere? Ecco perché la poesia non vende.

i-GR – Intanto la sua rivista continua il proprio cammino. Sulla copertina del numero 223, su fondo bianco, "500 poesie sulla poesia", in caratteri d'oro delicatamente bordati di scarlatto, Poesia di color rosso porpora. Niente foto. Siamo a gennaio 2008, Poesia compie 20 anni.

N. C. – Quando la figlia compie 18 o 20 anni si fa una grande festa. Per Poesia, essendo per me come una figlia, ho fatto una festa al Palazzo Reale di Milano, nella sala delle Cariatidi. Sono venuti Seamus Heaney, il premio Nobel 1995, Tony Harrison, il più grande poeta inglese vivente, il poeta greco Titos Patrikios, e Moni Ovadia, uno dei maggiori attori italiani. Più di mille persone hanno aspettato in coda sotto la pioggia davanti a Palazzo Reale, ma purtroppo c’era posto solo per seicento di loro. E poi la poesia non interessa a nessuno? Tony Harrison, che ha girato tutto il mondo e conosce tutte le riviste, ha dichiarato che Poesia è “la rivista di poesia più bella del mondo.” Che sia vero o no non ha importanza. La cosa importante è che un grande poeta lo pensa e lo dice con tutto il cuore agli altri, rendendolo in qualche modo vero e riconoscendo la serietà del lavoro fatto.

i-GR – Qual è l’obiettivo principale di Poesia?

N. C. – Dare una panoramica di quello che di più notevole avviene in tutto il mondo nel campo della poesia. Sul nostro sito, che ha centinaia di migliaia di contatti, ci sono la copertina, il sommario del numero del mese e anche quelli di tutti i numeri finora usciti. Abbiamo pubblicato più di 250 numeri, con oltre 2600 poeti e più di 30000 poesie in 36 lingue! Tutti i giorni sul sito pubblichiamo una poesia. Inoltre Poesia ha una rubrica che nessun'altra rivista simile possiede: sono le sei pagine delle “Cronache”, dove si danno le notizie più rilevanti del mondo della poesia: i premi, i poeti che hanno successo, quelli che muoiono, i libri di poesia che escono in Italia e all'estero ecc. Gli articoli sono naturalmente scritti in un buon italiano, ma non in un linguaggio tecnico comprensibile solo agli addetti ai lavori. Un altro punto di forza è quello di mostrare il volto dei poeti. Quando noi siamo usciti nel gennaio ’88, pochissimi sapevano, in Italia, che faccia avesse Eugenio Montale, premio Nobel nel 1975.

i-GR – Un'altra caratteristica è di pubblicare non una, due, tre poesie degli autori presentati, come fanno molte riviste, ma venti, trenta, quaranta...

N. C. – Pubblicare due o tre poesie di un poeta su una rivista è come invitare a pranzo una persona e offrirgli solo l’antipasto. Gli rimane la fame. Prendiamo l'esempio del numero di aprile. In copertina Janice Kulyk Keefer, la più grande poetessa canadese. La presentiamo, facciamo vedere la sua faccia, pubblichiamo venti poesie con il testo inglese a fronte alla traduzione italiana. Se questa poetessa mi piace, posso passare due giorni di seguito a leggere il servizio su di lei e saziarmene. Poi ci sono sei pagine su Mauriac, la sua faccia su un'intera pagina e sette poesie del ciclo di Attis. Seguono le Cronache, di cui abbiamo appena parlato, e la terza parte di un servizio a puntate su quattordici poeti messicani d'oggi con foto e decine di poesie. Poi Virgilio Lilli, un reporter-poeta dimenticato, un grande del giornalismo internazionale del Novecento. È la prima volta che vengono pubblicate le sue poesie, ce ne sono dieci. Arriviamo alla pagina 54: è il turno di Giuseppe Gioacchino Belli, uno dei maggiori poeti dell'Ottocento, che scriveva in dialetto romanesco. Un gigante della poesia italiana. Un genio assoluto. Esce in una traduzione in inglese. Bellissima. Nessuno ne parla. Poesia lo fa e presenta pure dieci poesie tradotte in inglese a fronte al testo in romanesco che tutti capiscono. Leggerle in inglese può anche essere divertente. Siamo alla pagina 62, ogni mese su una doppia pagina presentiamo un poeta dimenticato con una poesia, questa volta estraiamo dagli scrigni dell'Ottocento Arrigo Boito, noto soprattutto per i suoi libretti d'opera. Segue Lo scaffale di Poesia, dove si presentano gli ultimi libri usciti, i più importanti, con una foto della copertina. Per il quinto anniversario della morte di Giovanni Raboni, un eminente poeta italiano, pubblichiamo un'intervista inedita. Per finire dodici poesie di un poeta poco noto, Nevio Nigro. E per ultimo, quattro pagine sono dedicate alla posta e ai testi dei lettori. In totale ottanta pagine di vera e propria poesia, che vengono proposte ogni mese in edicola.

Crocetti con la sua rivista
Nicola Crocetti con la sua rivista.
(foto Giovannetti)

i-GR – Il successo di Poesia permette anche di reggere finanziariamente la Crocetti Editore.

N. C. – Proprio così! È l'unica rivista di poesia al mondo a mantenere da sola un'intera piccola casa editrice. Fino all'87 vendevo circa 500 copie l’anno di tutti i miei libri di poesia del catalogo. Facevo due, tre, al massimo quattro nuovi libri l’anno. Appena uscita la rivista, ho cominciato a fare la pubblicità dei miei libri. Il primo anno ho venduto 12000 libri di poesia. È quello che i pubblicitari chiamano un “target mirato”: uno che compra Poesia ama la poesia, quindi è probabile che compri anche i libri di versi. Poesia è oggi la rivista più diffusa di tutta Europa, con una tiratura di 20100 copie al mese. Non abbiamo mai avuto una lira di finanziamenti pubblici, quasi niente pubblicità e, da tre anni, una piccola sponsorizzazione di una banca per la rivista. Per il resto siamo economicamente autosufficienti. Certo, non nuotiamo nell’oro. Ma riusciamo a sopravvivere. E poiché nessuno ci aiuta, nessuno può interferire sulle nostre scelte: Poesia è la rivista più libera che esista. Anche se la libertà si paga cara.

i-GR – Cosa significa fare poesia oggi nell’era della tecnologia?

N. C. – Significa continuare una tradizione plurimillenaria. Io credo che la poesia sia un bisogno insopprimibile dell’uomo, e molto diffuso, come abbiamo visto, in tutti gli strati della popolazione, dai ragazzini alle persone anziane. La poesia soddisfa bisogni primari, quelli dell'anima, del sentimento, dell’intelligenza. Il mondo della tecnologia soddisfa bisogni di altro genere, più legati all’informazione, ma soprattutto al consumismo. Quindi fare poesia rimane quello che è sempre stato: esprimere i propri sentimenti e le proprie idee in una forma artistica. Che cosa sappiamo della storia dell'umanità se non ciò che ci hanno lasciato i poeti. Da 3000 anni, se contiamo solo la civiltà occidentale, da Omero in poi conosciamo le parole di qualche storico, ma soprattutto quelle dei poeti. Da quando l'uomo ha cominciato a parlare non ha smesso di tramandare le sue storie, la Storia, in poesia. E il sapere trasmesso attraverso la poesia è il più sacro, è un sapere quasi divino.

i-GR – Lei che ne pensa della Giornata mondiale della poesia?

N. C. – Questa iniziativa la prese nel 1999 lo scrittore Vasilis Vasilikòs, che allora era ambasciatore della Grecia presso l’Unesco a Parigi. Dal 2000 si festeggia ogni anno il 21 marzo, primo giorno della primavera. Vassilikòs chiamò una ventina di “esperti”, tra cui me, per organizzare questa manifestazione, con lo scopo di diffondere la poesia. Ricordare i poeti, secondo me, è un segno di grande civiltà. È una festa simbolica, come lo sono tutte le feste di questo tipo. Forse non serve ad aumentare l'interesse per la poesia, ma almeno una volta all’anno tutti ne sentiranno parlare. E come per la festa della mamma si offre un mazzetto di mimosa, e per San Valentino fiori e cioccolatini, il 21 marzo si offrirà un libro di poesia.

i-GR – La sua rubrica settimanale su Il Giornale va in questa stessa direzione?

N. C. – Il concetto è lo stesso: che almeno una volta alla settimana i distratti e affaccendati lettori di quotidiani si fermino un attimo per leggere una poesia. Tutte le domeniche su Il Giornale io tengo una rubrica di una trentina di righe dove presento un poeta, racconto la sua vita e propongo una poesia, per lettori che nel 99% dei casi non hanno mai sentito nominare quel poeta. Finora ne ho presentato più di centoventi.

i-GR – Lei traduce poesia da sempre. Però stavolta sì è imposto una bella sfida, l'Odissea di Kazantzakis...

N. C. – Ho cominciato da poco a tradurre i suoi 33333 versi. A me piacciono le sfide impossibili, come al francese Alain Robert che si arrampica sui grattacieli a mani nude. Kazantzakis è, come ho già detto, un gigante della letteratura greca contemporanea. Sono convinto che la sua Odissea, per quanto difficile, sia un capolavoro. È stata tradotta integralmente in inglese da Kimon Friar. È stata tradotta in francese, in prosa. È stata tradotta in spagnolo e in tedesco. È un peccato che non lo sia ancora in italiano. Anche questo sarà per me un atto di giustizia, un risarcimento postumo. Se ne avrò il tempo... Sennò, pazienza, lo farà qualcun altro.

i-GR – A questo punto abbordiamo la qualità delle traduzioni.

N. C. – È il problema dei problemi. In nome della traduzione, sono stati commessi i peggiori delitti letterari. Certo, tradurre è difficile. Tradurre poesia lo è ancora di più. La maggior parte delle traduzioni pubblicate in Italia, in Grecia, in Francia, in molti paesi di lingua inglese, dappertutto insomma, sono piene di errori. Quasi sempre. Sono pochissime le traduzioni che resistono al confronto con l'originale.

i-GR – E i traduttori dal greco?

N. C. – Il mondo anglosassone ha avuto Kimon Friar, quello italiano ha avuto Filippo Maria Pontani, uno dei più grandi filologi del Novecento. E per fortuna ora c’è suo figlio, il giovane e quasi omonimo Filippomaria, che segue degnamente le sue orme. Per il resto, non esistono ottimi traduttori letterari dal greco. Non esistono perché nessuna università italiana, nessuna facoltà di greco li ha formati. Esistono alcuni traduttori, spesso maldestri e arroganti, che fanno disastri. Personalmente ho passato lunghi giorni, notti intere e feste comandate a rivedere traduzioni malfatte.

i-GR – Perché allora, secondo Lei, sono in tanti quelli che si ostinano a fare delle traduzioni quando non hanno la minima idea di cosa significhi tradurre?

N. C. – Forse perché si credono poeti o scrittori. O più probabilmente perché sono poeti o scrittori falliti, che in questo modo cercano una legittimazione letteraria o intellettuale. Credo che tradurre, come scrivere, dovrebbe nascere da un amore, da una passione sincera e disinteressata. Anche se spesso l’amore non basta…

i-GR – Poi ci sono le traduzioni dalle traduzioni…

N. C. – Gli esempi sono numerosi. I due più famosi romanzi di Kazantzakis sono stati tradotti in italiano dall'inglese! È una cosa terrificante. Ma a chi importa? Prendiamo per esempio Zorba. Esce il film, l'editore ha bisogno di pubblicare il libro in tutta fretta. Poiché non ci sono traduttori dal greco, lo facciamo tradurre dall'inglese! Mi sono battuto dieci anni per avere i diritti di Kazantzakis per l’Italia. Finalmente li ho ottenuti, e questo grande autore potrà avere una traduzione fatta direttamente dal greco. Zorba uscirà l'anno prossimo.

i-GR – E la Grecia? Che cosa fa la Grecia per la propria cultura letteraria?

N. C. – Un vecchio amico mi diceva sempre: “Non capisco perché ti ostini a occuparti di cultura greca. Non lo sai che i peggiori nemici della cultura greca sono i greci?” Col tempo ho capito quanto avesse ragione. In passato la Grecia ha finanziato qualche traduzione di opere letterarie in altre lingue. Ma negli ultimi anni non ha fatto nulla. In trent’anni io ho pubblicato 130 libri tradotti dal greco. Di questi, forse due o tre hanno avuto un contributo dal ministero della Cultura di Atene.

i-GR – E il Centro del Libro greco?

N. C. – Qualche anno fa, durante una riunione dell’Ekevi, il Centro nazionale del Libro, l’allora direttore disse: “Πρέπει να σταματήσουμε τον Κροτσέτι. Πρέπει να τον σταματήσουμε γιατί έχει πάρει τους μεγαλύτερους συγγραφείς μας, τους έχει εκδώσει ο ίδιος, ενώ εμείς θέλουμε μεγάλους εκδότες. Ο Κροτσέτι είναι μικρός. Θέλουμε τον Μοντατόρι. ” (Dobbiamo fermare Crocetti. Lo dobbiamo fermare perché ha preso i nostri più grandi scrittori, lui stesso li ha pubblicati, mentre noi vogliamo dei grandi editori. Crocetti è troppo piccolo. Vogliamo Mondadori.) Capisce, mi volevano fermare dopo trent'anni che pubblicavo libri greci!

i-GR – Eppure, Mondadori si è rivolto a Lei per fare un'antologia di 2000 pagine sulla poesia greca del Novecento...

N. C. – L’abbiamo finita proprio in questi giorni, io e il giovane Filippomaria Pontani. Sarà l’antologia di poesia più importante uscita finora fuori dalla Grecia, con sessanta poeti e il testo greco a fronte. Uscirà come strenna di Natale del 2010 nella collana dei Meridiani, la Pleiade italiana.

Nicola Crocetti nel suo ufficio a Milano
Nicola Crocetti nel suo ufficio alla Crocetti Editore a Milano (foto i-GR/CT).

i-GR – Come spiega Lei questo disinteresse delle istituzioni greche per la cultura e in particolare per il suo lavoro?

N. C. – La Grecia ha da una parte una cultura eccezionale con dei tesori favolosi e dall'altra delle istituzioni anacronistiche che sono nelle mani di servitori dello Stato ignoranti e corrotti. La classe dirigente e i politici non fanno nulla per questa cultura ricchissima. Hanno coperto di vergogna il paese, facendone lo zimbello del mondo, additandolo come esempio negativo all’intero pianeta. Ministeri e istituzioni sono piene di raccomandati e di persone mediocri, che mantengono i raccomandati e i mediocri come loro, e non valorizzano il lavoro di chi merita. Mi spiego meglio. In Italia c’è un piccolo editore che pubblica letteratura dei paesi scandinavi. La sua fondatrice ha avuto cospicui aiuti economici da tutti questi paesi, che certo sono più ricchi, ma soprattutto meno corrotti della Grecia. È stata invitata dalle loro istituzioni, ricevuta nei palazzi reali, ha avuto lauree honoris causa e riconoscimenti. Un giorno un funzionario greco di un ministero con cui discutevo mi disse: “Ma chi le ha chiesto di fare qualcosa per noi, signor Crocetti?” Come si vede da un paese all’altro l’approccio alla cultura è diverso. Come pure il rispetto nei suoi confronti. A me basterebbe che le istituzioni greche non mi mettessero i bastoni fra le ruote, come hanno fatto. Però quando un ministro propone –di propria iniziativa– un aiuto ufficiale, che egli rispetti almeno il suo impegno!

i-GR – Che cosa intende dire?

N. C. – È una vecchia storia emblematica, che risale a quasi dieci anni fa, durante la Fiera del libro di Francoforte, dove la Grecia era paese ospite d'onore. Girando per gli stand della Fiera vidi davanti a un bar uno scrittore che conoscevo, seduto con altre persone. Mi fece segno di raggiungerlo. Era in compagnia dell’allora ministro della Cultura Evanghelos Venizelos. Dopo le presentazioni, il ministro mi disse: “Signor Crocetti, so tutto di Lei e di quello che ha fatto per la cultura greca. Normalmente noi dovremmo farle un monumento. Cosa posso fare per aiutarla?” Poiché lui me l'aveva chiesto così spontaneamente, gli proposi di darmi una sovvenzione. Mi diede un appuntamento al suo ministero ad Atene. Mi ricevette subito. Gli feci vedere due progetti che avevo in preparazione: un'antologia bilingue della poesia greca di 800 pagine e una storia fotografica della letteratura greca, con centinaia di foto inedite di scrittori, Voci dall’agorà. Mi propose 20000 euro. Meglio di niente… Mi scrisse un documento ufficiale, su carta intestata: il ministero della Cultura stanzia 20000 euro a favore della Casa editrice Crocetti... e aggiunse: “Perché Lei abbia questi soldi deve scrivere nel frontespizio: libro pubblicato con il contributo del ministero della cultura greco”. Naturalmente lo scrissi. Feci un’edizione di mille copie, vendute in pochi mesi. I soldi non sono mai arrivati! Ho aspettato un anno, due, tre, quattro. È cambiato il governo. Una funzionaria del ministero della Cultura prima mi disse che non avevano soldi, poi che il nuovo governo non riconosceva gli impegni presi dal governo precedente! Dopo quattro anni e mezzo, prima della prescrizione di cinque anni, ho fatto causa al governo greco. Quella stessa funzionaria disse a un mio amico: “Ora che Crocetti ci ha fatto causa, quei soldi se li può scordare!”. Lo so bene che non li vedrò mai quei soldi, ma ne faccio una questione di principio. Ogni giorno i giornali greci scrivono che i politici hanno rubato e dilapidato miliardi di euro. Che fiducia si può avere nel futuro di questo paese?

i-GR – Lei sembra molto disincantato...

N. C. – La Grecia è purtroppo –e lo dico col dolore che dà il parlare dei difetti di chi si ama– un paese senza speranza e senza futuro a causa della sua classe politica, quasi sempre poco preparata, spesso incompetente e venduta. Nonostante i clamorosi scandali degli ultimi anni, che hanno coinvolto numerosi ministri, compreso uno della Cultura, nessuno di loro è andato in galera per aver portato il paese sull’orlo della catastrofe (anche in Italia la situazione non è rosea, ma almeno ogni tanto qualche corrotto viene processato e finisce in galera). Le conseguenze dei crimini politico-economici di tutti i governi –sia di destra che di sinistra– che si sono susseguiti al potere dalla restaurazione della democrazia a oggi è il popolo greco che le dovrà pagare e che dovrà far tacere per generazioni i suoi sogni. Penso però che i greci abbiano una parte di responsabilità, perché non hanno fatto niente per sbarazzarsi di una simile classe politica. E questo fa male. Molto male.

i-GR – Tanto più che Lei ha anche la nazionalità greca...

N. C. – Sia ben chiaro, io non ho alcun rispetto per tutti questi squallidi uomini politici che avviliscono il paese. Ma il mio paese natale lo amo. La Grecia è stata una parte fondamentale per la mia vita, per la mia cultura, per il mio lavoro. Il mio primo amore è stato per la parola greca. Mia madre era greca. Io e mia sorella siamo nati in Grecia. I miei primi sei anni li ho vissuti a Patrasso. Mio padre era nato in Grecia, e vi era vissuto quasi mezzo secolo. Non sapeva neanche una parola d’italiano quando alla fine della guerra fu cacciato “perché italiano”...

i-GR – Effettivamente, dopo la guerra, la Grecia espulse dal paese tutti gli italiani che ci vivevano e lavoravano da decenni.

N. C. – I genitori di mio padre erano italiani, poveri agricoltori che alla fine dell’Ottocento avevano lasciato la Puglia ed erano emigrati a Patrasso. Hanno avuto sette figli, tra cui mio padre, nato nel 1898. Avevano lavorato sodo ed erano diventati benestanti. Mio padre era quello che aveva fatto più fortuna di tutti, possedeva molte terre. A metà degli anni 30, i sette fratelli presero una decisione: “Noi siamo nati e cresciuti qui, parliamo il greco, perché dobbiamo avere la nazionalità italiana? Andiamo all’anagrafe e diciamo che vogliamo diventare greci.” Ma in Grecia allora la nazionalità era indissolubilmente legata alla religione. Il che significava che non si poteva essere greci se non si era ortodossi. Sei fratelli sui sette accettarono di cambiare anche religione, e presero la nazionalità greca. Ma mio padre si rifiutò di cambiare religione... Quando nel 1940 Mussolini dichiarò guerra alla Grecia, mio padre si trovò ad essere un “nemico della Grecia”. Alla fine del ’45 gli sequestrarono tutti i beni, case, terre, conti in banca, e lo espulsero dalla Grecia con la sua famiglia. In realtà, il vero motivo era che le autorità di Patrasso volevano appropriarsi delle sue sostanze. Così, con i miei genitori e la mia gemella ci ritrovammo in un paese ignoto, distrutto dalla guerra, senza parlare una parola d'italiano...

i-GR – Ma Lei come fa ad avere la cittadinanza greca se suo padre non l’aveva?

N. C. – Perché una ventina di anni fa la Grecia decise di dare la cittadinanza a quelli che avevano origini greche. Io feci domanda e la ottenni.

corona di ulivo
Il riconoscimento della sua città natale Patrasso: una corona di ulivo come quella che premiava i vincitori delle Olimpiadi... (foto i-GR/CT)

i-GR – L’8 maggio 2006 il sindaco di Patrasso le consegnò un riconoscimento...

N. C. – Quell’anno Patrasso era stata designata capitale europea della cultura 2006. Per l’occasione furono organizzate diverse manifestazioni. Il sindaco Andreas Karavolas chiese a un mio amico poeta, Antonis Fostieris, che dirige Η Λέξη (La Parola), una delle riviste letterarie più importanti della Grecia, di organizzare tre giorni dedicati a Poesia e Musica. Fostieris chiamò una dozzina di grecisti europei per parlare della cultura greca in Europa. La preparazione del convegno fu affidata a un libraio di Patrasso, il quale mise due ragazze a cercare notizie sugli invitati per fare il programma. Navigando su Internet scoprirono che Crocetti, oltre ad aver fatto tutto quel lavoro per la letteratura greca, per di più era nato a Patrasso. Così mi chiesero di fermarmi anche il giorno successivo alla fine del convegno “per una piccola cerimonia”. In realtà era una festa a sorpresa. All’ora convenuta, davanti alla libreria c’erano duecento persone che aspettavano di entrare. Altrettante erano già dentro, nel giardino della libreria. E c’erano cinque scrittori importanti, Alki Zei, Titos Patrikios, Nasos Vaghenàs, Pavlos Màtesis e Antonis Fostieris. C’erano anche alcuni miei parenti che non vedevo da anni. Il sindaco fece un discorso bello e commovente. Gli amici scrittori parlarono del mio lavoro. Come una star, ricevetti un enorme mazzo di rose. Una brava cantante si esibì accompagnata da un’orchestrina. Una festa bellissima. Infine il sindaco mi consegnò una corona dorata di ulivo con cui si premiavano i vincitori delle Olimpiadi...

Con il poeta Mario Luzi a Delfi
Con il poeta Mario Luzi a Delfi nel 2000.

i-GR – Altri riconoscimenti le sono venuti da Roma.

N. C. – Un giorno del 1994 ricevetti una telefonata dall’allora presidente della Camera, Irene Pivetti, che aveva rivestito questo incarico all’età di appena 31 anni. Mi chiedeva di organizzare una manifestazione di poesia a Montecitorio. Intelligente, un po' anticonformista, venendo da una famiglia di letterati, la Pivetti aveva una formazione culturale diversa dalla media della classe politica italiana. Per di più, era una lettrice di Poesia. Voleva nobilitare il palazzo del potere e del compromesso, facendo entrarvi la poesia per la prima volta nella storia dell’Italia contemporanea. Così invitai a leggere le loro poesie i quattro maggiori poeti italiani, Mario Luzi, Attilio Bertolucci, Piero Bigongiari e Edoardo Sanguineti. Fu una serata molto bella, da cui venne tratta una trasmissione televisiva di cinquanta minuti. L’altro riconoscimento l’ho ricevuto al Quirinale. Era il premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che viene assegnato a diverse personalità della cultura. L’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi, durante la cerimonia di consegna, mi disse: “Allora, Crocetti, vogliamo fare qualcosa per aiutare la poesia?”. Io gli risposi: “Caro presidente, io la mia parte l’ho fatta”.

i-GR – Lei continua malgrado tutto... Alla fin fine che cosa è la poesia per Lei?

N. C. – La ricerca della bellezza e della verità. Un tentativo di raggiungere la perfezione e l'assoluto.

Intervista di
Cassandra Toscani
a Milano

Foto pubblicate con l’espressa autorizzazione di Nicola Crocetti

Cet article provient de iNFO-GRECE
http://www.info-grece.com
dans la rubrique Arts & Lettres

L'URL de cet article est:
http://www.info-grece.com/magazine/arts-lettres/nicola-crocetti-una-vita-per-poesia,142O21.html